Blog di ShyAlessandro Masala

Non siate giovani vecchi

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Non siate giovani vecchi
 

 

Sto leggendo i commenti al video di ieri.

Ribadisco il mio essere molto combattuto riguardo la decisione di non ospitare le olimpiadi, da ieri a oggi ho cambiato idea trenta volte: per indole tendo a gravitare attorno ai "Sì, facciamolo" e non al "moriremo tutti", ma tanti elementi mi portano a dubitare sull'effettiva necessità di incasinare ulteriormente Roma.

Il punto è un altro, e vi confesso questa cosa con il cuore in mano, da amico:

Sono amareggiato dal vedere tante persone, in molti casi sensibilmente più giovani di me, fare discorsi tipo "a Roma non riusciamo a completare una metro, figuriamoci le olimpiadi", come se fossero rassegnate che in Italia non sia più possibile costruire nulla, completare nulla, raggiungere nulla.

Vi prego, uscite da questa mentalità prima che sia troppo tardi, questo fatalismo ucciderà voi e il paese.

Quando ho iniziato a fare quello che faccio, qualsiasi cosa sia, il più grande ostacolo non sono stati gli haters, non sono stati i troll, non è stato il confronto costante con il giudizio della rete, con chi diceva di saperla più lunga e dispensava consigli non richiesti, o insulti gratuiti, o minacce più o meno dirette; il più grande ostacolo sono state le persone attorno a me.

In egual misura quelle convinte di fare il mio bene e le altre velatamente desiderose di vedermi fallire, quasi tutti hanno accolto (e continuano a farlo, in molti casi) ogni mia novità e ogni mia idea con una scrollata di spalle e una serie di commenti tipo: "Ma ci guadagni qualcosa? Ma chi te lo fa fare? Ah, carino, ma se non funzionasse?"

A spingermi è stato certo un ancora attivo senso di rivalsa e anche una cocciutaggine genetica, ma tra questi due elementi è sempre stata presente anche la volontà di cambiare tutto, modificare tutte le cose, piccole o grandi che siano. Nel mio mondo ideale tutto si può fare meglio, si può migliorare ancora e se qualcosa crolla, la si può ricostruire più bella e più duratura.

Ovviamente non ho la presunzione di propormi come modello di nessuno, anzi; mi rendo pur conto che questa mia caratteristica faccia talvolta più male che bene e spesso rappresenti un limite, oltre che un pregio. Quello che cerco di trasmettere è che mai nulla vien fuori dal fatalismo, dall'idea che tutto è così com'è adesso e sarà sempre così, che nulla può cambiare e che i fallimenti di ieri saranno anche i fallimenti di domani, quindi non ha nemmeno senso provare.

Vi prego, vi prego: non cadete in questa trappola. A fare questi ragionamenti sono gli anziani (sia quelli che lo sono all'anagrafe, sia gli altri), e ha senso che lo facciano: a un certo punto della propria vita è necessario avere certezze, vedere gli stessi schemi ripetersi ancora e ancora e convincersi che nulla di eccitante e minaccioso sia nascosto nei cespugli, pronto a saltare fuori e dilaniarci.

D'altro canto è dovere dei giovani nascondersi in quei cespugli e aspettare il momento buono, l'idea vincente e l'intuizione brillante che permettano di piombare nel mezzo del palco e cambiare le regole del gioco; anche se l'idea rivoluzionaria fosse soltanto: "Beh, ma se stavolta il ponte lo costruissimo in modo che non crolli dopo venti minuti?"

Magari è un discorso stupido e forse suona come tutte quelle cose banali che si trovano nei libri dei guru motivazionali che diventano ricchi vendendo libri su come si diventa ricchi, però io rifiuto di rassegnarmi al dover sentire ventenni che parlano come ottantenni: non deve necessariamente essere così, nemmeno in Italia.